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Da Teddy Bear a Coccolorso: l’evoluzione di un mito di peluche

Grandi Mamme - Coccolorso

Creatività

Da Teddy Bear a Coccolorso: l’evoluzione di un mito di peluche

L’orsacchiotto di peluche è uno dei giochi più classici e amati che ci sia, e per l’affetto e l’attaccamento che generazioni di bimbi hanno provato verso i loro orsacchiotti, considerarlo un semplice giocattolo è poco. Un Teddy bear è qualcosa di più: un amico e un conforto da abbracciare nel lettino! Ma com’è accaduto che l’orso, uno degli animali più temibili, si sia trasformato nel peluche per eccellenza?

La storia ha inizio negli Stati Uniti più di cento anni fa e per protagonista ha il celebre presidente Theodore Roosevelt.  Durante una battuta di caccia, Roosevelt si rifiutò di portare a casa il trofeo di un terribile orso bruno perché si ritrovò davanti l’animale legato e sfinito dall’assalto dei cani e ritenne poco onorevole uccidere una bestia così malridotta.

Il giorno dopo un vignettista del Washington post ritrasse la scena a scopi satirici e battezzò l’orso, disegnato con grandi orecchie e occhi, “Teddy bear”. Nei mesi che seguirono disegnò il Teddy bear in numerose vignette, rendendolo sempre più giocoso, finché due negozianti di giocattoli di Brooklyn pensarono di realizzare una versione di pezza del simpatico personaggio in vista del Natale.

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Il successo dell’orsacchiotto di pezza e occhi di bottoni fu strepitoso e grazie a una ditta tedesca, la Steiff, varcò l’Oceano. Il Teddy bear Steiff era peloso, marroncino, con le zampe snodabili. Due decenni dopo un orsacchiotto di pezza prese vita nei romanzi dell’autore inglese A. A. Milne, era Winnie-the-Pooh, che dagli anni Sessanta in poi divenne un protagonista dei cartoni animati Disney.

Insomma, il fascino dell’orsacchiotto attraversa tutto il Novecento ed è ancora oggi indiscutibile la sua importanza nel mondo della prima infanzia: è infatti la forma ideale per quello che gli psicologi chiamano “oggetto transizionale” – che possiamo tradurre con “coperta di Linus” – quel particolare oggetto che serve a rassicurare il bambino nei momenti di distacco dai genitori.

Nei decenni l’orsacchiotto ha preso tante forme e identità, e per il Natale 2016 non poteva mancarne una versione tecnologica: il Coccolorso. È un Teddy bear interattivo, che oltre a farsi coccolare è capace di raccontare storie, salutare e cantare canzoni, si può addirittura collegare a smartphone e tablet per ampliare il suo repertorio e farlo parlare in più lingue. Come in una favola il giocattolo prende vita accompagnando il bambino in un mondo di fantasia.

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